PATRICIA NELLA CITTA' DI ZERO

con Jovica Jovic e Francesca Biffi / musiche dal vivo di Jovica Jovic / drammaturgia e regia di Francesca Biffi / collaborazione ai testi di Simona Cosentino e Martina Rigotti Paba / costumi di FaBemolle / aiutoregia Elisa Rossetti / voce fuori campo Emanuele Simonini

 

“A te straniero, se passando desideri parlarmi,

perché non dovresti farlo? e perché non dovrei farlo io?”

(Walt Whitman)

 

Dalla magica fisarmonica di Jovica Jovic, simbolo di un dialogo aperto e pacifico con la comunità rom, e dalla sua testimonianza, prende vita la storia di Patricia (Francesca Biffi), giovane rom in cammino verso l’utopica città di Zero. Zero è meta e metafora di chi vuole un nuovo inizio; ma è anche un cerchio che tende a tornare sempre su se stesso, riportando Patricia al punto di partenza, circondata da un confine sottile ma invalicabile.

Patricia è “lo zingaro” che è in ognuno di noi, che rappresenta la forza di andare avanti, sempre e comunque. È un clown che sorride fino alle lacrime e piange solo fino al passo successivo. È una bambina che fa le boccacce e una mamma che racconta storie meravigliose. “Perché un rom non invecchia mai. Rinasce sempre. Per partire bastano poche cose in una valigia piccola e in testa sempre una canzone”.

Bloccata nel “Centro di smistamento 0078”, Patricia aspetta e aspetta ancora come sua madre, sua nonna e tutto il suo popolo prima di lei. Raccontare è l’unico modo che conosce per far muovere il campo e tra tutte le storie una in particolare piace a Patricia, quella che narra la “rivolta degli zingari” ad Auschwitz il 16 maggio 1944.

“Perché le storie non sono di nessuno. È ognuno di noi che appartiene a tutte le storie”.

Mentre incubi e ricordi si susseguono, scandendo il tempo dentro lo stanzone in cui è rinchiusa con altre trenta donne migranti, oltre le sbarre di una piccola finestra la città di Zero compare ogni notte all’orizzonte con le sue luci sfavillanti, come un miraggio “che tu sai che non può esistere, ma non puoi fare a meno di guardarlo”.

Patricia lentamente acquista consapevolezza, abbandonando l’entusiasmo che l’ha spinta a partire ma senza mai perdere la speranza. A sorreggerla le storie tramandate dai nonni e la sua musica, che come dice Jovica Jovic “è davvero senza confini, perché si suona senza spartito, solo con il cuore. Io con la mia fisarmonica ho attraversato l’Europa intera e suonato con musicisti di tutte le parti della terra. Con loro non ho avuto bisogno di spiegare chi sono, ho preso in mano la mia fisa e ho cominciato a suonare. Non è servito nient’altro”.

 

JOVICA JOVIC –  Virtuoso della fisarmonica è nato a Belgrado da genitori sopravvissuti ad Auschwitz. Con la sua fisarmonica comprata a Stradella nel 1971, ha girato l’Europa vivendo in baracche, ai margini delle città, e ha suonato in matrimoni, festival e a fianco di nomi come Moni Ovadia, Dario Fo, Goran Bregovic e tanti altri. In Italia dal 1996, con Moni Ovadia e Marco Rovelli è autore del libro “La meravigliosa vita di Jovica Jovic”: un viaggio nell’universo rom al di fuori di ogni stereotipo. (www.jovicajovic.altervista.org)