PATRICIA NELLA CITTA' DI ZERO

 

“Francesca Biffi è intensa, credibile, emozionante, convincente e generosa nell’accompagnarci per mano dagli scoppi di entusiasmo di una giovane che arriva in Italia traboccante di sogni fino alla deriva dei campi di accoglienza, con tutto l’attonito stupore di chi non sa... E poi capisce... Acquista consapevolezza... E finalmente allora, forse, recupera la propria identità etnica... Raccontare... Tramandare... Tra-durre... Forse il solo senso di una testimonianza che, dall’oggi, affonda le sue radici in episodi nascosti eppure emblematici della forza indomita del popolo Rom...
 Perché ad accompagnarla in questo salto attraverso il tempo e le culture c’è un musicista dal vivo e di prim’ordine: Jovica Jovic, a sfiorare i tasti della sua fisarmonica, pizzicando le nostre corde emotive, all’unisono con gli occhi pieni di vivacità di Patricia.” – Francesca Romana Lino (It Festival 2016)

“Un teatro fatto a misura d’uomo (contemporaneo) e che dell’uomo di oggi mette in scena limiti e mancanze. In un mondo che ama definirsi ‘senza confini’ è proprio sulle barriere culturali che ha deciso di concentrarsi la compagnia Locanda Spettacolo”  – Camilla Lietti per Stratagemmi

"La tematica è sociale, sempre attuale: la minoranza rom, i conflitti con i gagè (i non rom), la perenne attesa di condizioni di vita migliori e, soprattutto, di riconoscimento di dignità.
Il monologo della Biffi, solida e convincente, si sviluppa metaforicamente con i tentativi (da parte della giovane rom Patricia) di raggiungere la citta utopica di Zero, superando ostacoli, trabocchetti e una ottusa burocrazia.
La narrazione viene arricchita con la testimonianza diretta e ponderata di Jovica Jovic. In particolare, quando racconta la “rivolta degli zingari” che nel 1944 in circa quattromila internati ad Auschwitz si sollevarono tutti insieme (uomini, donne, bambini) contro le SS.
Le emozioni che suscita questo spettacolo, che amaramente fa sorridere in alcuni momenti, turbano, fanno riflettere e trovano il giusto finale che coinvolge ancor più gli spettatori: accompagnati dalla fisarmonica di Jovic si abbandonano alla danza.
Per concludere, è doveroso precisare e affermare che la parola zingaro è discriminatoria in sé, stigmatizzante, perché è un termine imposto dalla società maggioritaria a un gruppo che non si autodefinisce così. Sono molte le voci autorevoli, di Rom, di associazioni che operano nel campo, di intellettuali che la rigettano e tra queste voci c’è sempre stata anche la voce di Jovica Jovic." - Gianluca Riva per Dissolvenze Lab

 

 

ET AMO FORTE ANCORA

 

" Uno spettacolo young che parla a tutte le generazioni. Agli adolescenti troppo cresciuti per il teatro ragazzi, ai ventenni nostalgici della loro infanzia anni ’90, a chi non mostra più la carta d’identità ma esprime ancora il desiderio quando soffia sulle candeline. Un racconto che con grazia e equilibrio accompagna attraverso i ricordi e le scoperte di una ex-bambina che non vuole arrendersi alla normalità della vita adulta. È sempre difficile raccontare l’infanzia, e ancora più difficile raccontarla senza cadere nel ridicolo o nella pura nostalgia. Una nevicata improvvisa è il pretesto per riavvolgere il nastro del tempo fino al momento della nascita di Bianca e per ripercorrere insieme a lei le emozioni degli 8, 12 e 16 anni. Riviviamo le tappe del percorso che porta alla definizione della propria identità: la magia della scoperta del mondo, la difficile relazione con un passato che piano piano cresce e diventa ingombrante, lo scontro con la realtà della morte e dell’amore. Locanda Spettacolo riesce a parlare dei momenti fondamentali della vita di un bambino con onestà e senza mai cadere nel lezioso; le situazioni raccontate sono così universali da permettere a ognuno di riconoscersi con immediatezza e semplicità, a prescindere da quanti anni lo separino dall’età della piccola protagonista. Un ukulele e una valigia sono tutto quello di cui c’è bisogno: basta poco per credere al potere dei sogni." - Chiara Marsilli

" Ogni tanto bisogna pur concedersi il lusso di un tuffo nell'infanzia, perché smarrire lo sguardo bambino che è in noi vuol dire, molto semplicemente, smarrire la rotta. "Et amo forte ancora" poi è un gioiellino, da vedere e rivedere. E' la storia di una donna che non si rassegna alle banalità routinarie della vita adulta. In troppi le hanno suggerito di mettere la testa apposto, ma lei ritiene più giusto continuare a farla roteare in tutte le direzioni; considera se stessa come una pagina bianca, e non vede l'ora di impiastricciarsi con le infinite tonalità di colore che dipingono l'universo. Inoltre, è pronta ad accogliere l'amore come forza impellente e insopprimibile, potenza irrazionale certo ma anche esperienza di crescita fondamentale, perché amare qualcuno significa scoprire che esiste l'altro da sé. E accudire, donare premure e attenzioni a questo altro ci fa sentire persone migliori. Sulla carta è uno spettacolo per bambini, ma come vedete gli spunti di riflessione per noi "matusa" non mancano. Notevole il testo di Francesca Biffi e ottima l'interpretazione di Elisa Rossetti. "Et amo forte ancora". Ovvero, cinquanta minuti di felicità." - Francesco Mattana